Guido Pecci

Guido Pecci (Alatri, 1975) vive e lavora tra Alatri e Roma. Il suo percorso artistico, partito alcuni anni fa da una stringente riflessione sul corpo, sembra tornare ora ad essa.

L’artista cerca di evidenziarne le potenzialità energetiche e vitali, seguendo un principio unificante di forme che non trovano completezza in se stesse, ma solo nell’amalgama indefinito e materico delle stratificazioni e delle trasparenze cromatiche, ottenute con pennellate sicure, veloci e fluide, a volte interrotte bruscamente, ma mai indecise.

Corpi umani più o meno realistici, deformati, mutilati, cancellati, sfigurati, ci parlano direttamente e al di fuori di ogni metafora, dimostrando un disagio esistenziale che va subito diretto all’essenziale, senza ridondanze né eccessi espressivi. Seguendo l’estetica del disfacimento, il corpo diventa il leitmotiv di un’indagine psicologica che racchiude interrogativi sempre più diffusi ed universali, che l’artista analizza attraverso la propria esperienza e creatività artistica.

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Guido Pecci (Alatri, 1975) vive e lavora tra Alatri e Roma. Il suo percorso artistico, partito alcuni anni fa da una stringente riflessione sul corpo, sembra tornare ora ad essa. L’artista cerca di evidenziarne le potenzialità energetiche e vitali, seguendo un principio unificante di forme che non trovano completezza in se stesse, ma solo nell’amalgama indefinito e materico delle stratificazioni e delle trasparenze cromatiche, ottenute con pennellate sicure, veloci e fluide, a volte interrotte bruscamente, ma mai indecise.
  • L’opera fa parte di un ciclo il cui nucleo tematico è riconducibile al rapporto tra la figura ed il paesaggio. Entrambi sono quasi sempre presenti sotto forma di traccia o di frammento, ridotti all’essenziale ed, in taluni casi, appena riconoscibili. La testa, dalla coloritura tenue ed, a tratti, sbiadita, affiora da un fondo bianco, da un paesaggio che...

  • Due teste, l’una a fianco dell’altra, che si sono fatte il vuoto intorno, stagliandosi, nitide, dal rosa e dal bianco dello sfondo. Nulla lasciano trapelare dalla fissità dei loro sguardi. Non proferiscono parola. Vicine ma lontane, l’una non entrerà mai in dialogo con l’altra… un dialogo muto per evocare la condizione di incomunicabilità che pervade la...

  • Solo tre colori, grigio, rosa e bianco, descrivono un paesaggio tutto risolto in verticale, tutto compreso tra gli arbusti protesi verso l’alto e una pozza d’acqua dalla quale, un uomo dall’incarnato rosa fluo, è appena fuoriuscito. Un paesaggio non soltanto poeticamente evocato od armonicamente ricostruito, quanto piuttosto vissuto per frammenti, che...

  • Il tronco di un albero segnato a grafite direttamente sul grigio del cielo il cui orizzonte, basso, fa presagire l’assenza dell’uomo, come se, quest’ultimo, fosse stato assorbito dall’aria plumbea che tutto avvolge. Non una semplice rappresentazione della natura, quanto piuttosto la materializzazione visiva di uno stato emotivo. 

  • Il senso della natura esperito attraverso un frammento: scaglie di argilla cruda che, delle pietre, mantengono solo la forma ma non di certo il peso e la consistenza, soggette come sono a ridursi in polvere, in un batter d’occhio. Radunate sopra un’esigua porzione di supporto ligneo, trattato a gesso e a pastello, definiscono una geometria il cui rigore è...

  • L’insetto, ambiguo ed inquietante, al posto delle cui zampe filiformi sono germogliate rose variopinte, è una zanzara, tenacemente aggrappata ad un cuore dal quale sembra stia lì per succhiare nutrimento. L'intento finale, tuttavia, è quello di rassicurare il pubblico circa la sua innocuità tant’è che resta chiusa dentro una scatola di plexiglas in cui...

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